giovedì, gennaio 10, 2013

Lorenzo da Tokyo.


Seconda intervista, dopo Flavia da Berlino è il turno di Lorenzo che vive tra i nipponi.
Io e lui eravamo a scuola assieme all'Istituto d'Arte di Monza. Poi ci siamo persi di vista, poi ci siamo ritrovati, poi stavamo diventando amici di nuovo e poi è partito.
Lui fa il fotografo. Se clicchi qui c'è il suo sito, se clicchi qui c'è il suo blog.
Una delle sue foto che preferisco ha come soggetto un rubinetto. In effetti è cintura nera di fotografia di rubinetti. 
Sul serio.

Ciao, mi chiamo Lorenzo e vivo a Tokyo.

Quindi, sei piuttosto lontano dalla fortezza delle scienze…
Abito nella zona di Kawasaki (no, non è quella delle moto), sulle sponde del fiume Tamagawa. Attraverso il ponte a piedi, e sono a Tokyo. Per il primo anno e mezzo invece ho vissuto proprio in una zona della capitale chiamata Suginami.

Che cosa facevi qui prima di partire?
A Milano, dove sono nato, facevo il fotografo freelance: prima uno studio con un (ex) socio, poi da solo. Tanta musica (specie con i Casino Royale) e quello che capitava (un po' di pubblicità e moda).
Negli ultimi due anni milanesi ho scoperto la fotografia di interni, grazie a una serie di lavori e collaborazioni molto ben riuscite.

E lì tra i nipponi che fai?
Faccio il fotografo per un'azienda italiana: non mi lamento, però lo trovo abbastanza indicativo sul come girano le cose in Italia.

Conoscevi qualcuno laggiù?
Ho iniziato a frequentare il Giappone, quasi per caso, nel 2001. Amore a prima vista e da allora ho sviluppato amicizie e conoscenze, di tutti i tipi.
Dopo sette anni, ho fatto il salto, grazie anche a delle persone che sono qui (fondamentale per avere un visto)

Dove hai dormito la prima notte?
La prima notte ho dormito nella casa che ho affittato.

Conoscevi bene il giapponese?
Il giapponese praticamente non lo sapevo, e in effetti anche ora stento.
Ci sono un sacco di corsi di lingua (spesso gratuiti o a prezzi irrisori, tipo 15 euro al mese), gestiti da volontari e organizzati dai comuni.
Le lezioni di solito sono fatte da ex insegnanti in pensione ma l'aspetto davvero bello sono gli studenti. Ci trovi davvero le persone più disparate e non posso dimenticare il mio ex compagno indonesiano di nome Maradona.
Volendo poi ci sono scuole private, corsi intensivi, lezioni personali etc.
Se vuoi imparare le occasioni non mancano, servono però tempo e pazienza.
Non e' una lingua facile ma nemmeno impossibile come potrebbe sembrare.
L'unica cosa davvero strana (e piuttosto comune) è che se anche impari a parlarla, spesso ti ritrovi in una condizioni di analfabetismo, visto che spesso si tralascia la scrittura/lettura.

Quanto ci hai messo a fare i documenti per vivere lì?
Per ottenere il visto dal Consolato a Milano circa tre mesi.
Il permesso di soggiorno, una settimana o forse anche meno: si fa in comune e va fatto appena arrivati.
Il rinnovo si fa all'ufficio immigrazione: uno per ogni prefettura, di solito in posti un po' scomodi. Quello di Tokyo è molto efficiente: la prima volta si consegnano i documenti (sempre gli stessi, non si può sbagliare), li controllano davanti a te e ti danno una cartolina da compilare con il tuo indirizzo di casa.
Finito.
Di solito in 30 minuti si fa tutto e se servono marche da bollo o fotocopie, c'è un minimarket dentro il palazzo che si occupa anche di questo.
Dopo tre settimane ti mandano la cartolina che hai compilato: i documenti sono pronti, secondo e ultimo viaggio.
Se per caso la cartolina non dovesse arrivare (mai successo), dopo 30 giorni si deve andare a chiedere spiegazioni.
In totale, le attese difficilmente superano le due ore, e in pratica è più il tempo che ci vuole ad andare e tornare all'ufficio immigrazione.

Per prendere i mezzi pubblici c’è un biglietto cartaceo o una tessera?
I giapponesi avranno tanti difetti ma sui trasporti pubblici possono davvero insegnare tanto.
Tanto per intenderci: a Tokyo se non hai un posto dove parcheggiare, non ti vendono la macchina.

E le industrie automobilistiche come l’hanno presa?
Toyota, Mitsubishi, Subaru, Mazda, Honda, non si sono mai lamentate di questo provvedimento.

Quindi, se lo spazio scarseggia per costruire case, figurati per dei box o dei parcheggi…
E la gente usa il treno, con il quale vai ovunque.
Si paga in base alla distanza che si percorre e puoi comprare il biglietto oppure usare una smart card ricaricabile.
Per avere una carta, dai un deposito di 500 yen dopodichè puoi caricarla fino a un massimo di 20.000 yen.

Ho fatto i conti. Per la tessera, il deposito sono quasi 5 euro, e la puoi caricare per un massimo di 140.
E poi?
Poi vai in stazione e passi dal tornello sfiorando con la carta su un sensore (non hai nemmeno bisogno di tirarla fuori dal portafoglio), un'operazione da meno di un secondo. Una volta giunto a destinazione, all'uscita lo stesso sistema provvederà a scalare dalla tessera l'importo della tratta.
Non si smagnetizza e, nel caso di (rari) problemi, ai gate c'è sempre un addetto pronto ad aiutarti.
Con la stessa carta si possono anche effettuare pagamenti presso i chioschi delle stazioni o ai distributori automatici.
Ci sono linee private e pubbliche e i costi base del biglietto, variano a seconda del gestore.
Infine aspetto non indifferente: se sei un impiegato, l'azienda ti paga l'abbonamento del treno da casa a ufficio.

Se devi andare in posta o in banca, i moduli per le raccomandate o simili, sono anche lì allo sportello? Anche lì devi superare tutta la fila e chiedere quello che ti serve?
Alle poste o in banca i moduli sono su dei grandi banconi, dove ci sono le penne e gli esempi su come vanno compilati.
In alcune poste trovi anche la colla e nastro adesivo per chiudere le buste e i pacchi.
Si paga contanti, bancomat o carta di credito, mentre in alcune poste (quelle più grandi) cambiano anche valuta estera.
Ci sono sempre posti a sedere e la fila non si fa: si aspetta di essere chiamati, a debita distanza.
Gli impiegati indossano sempre una specie di divisa, in modo da essere subito riconoscibili, oltre ad avere il nome scritto sulla targhetta (anche negli uffici pubblici).

Sei alla cassa del supermercato, in coda. Aprono la cassa di fianco.
Che cosa succede?
La cassiera chiama l'ultimo arrivato della fila e così via.

In Giappone come è stato risolto il problema dei mendicanti ai semafori?
I mendicanti praticamente non esistono. Il giapponese non mendica, piuttosto si ammazza.
Seriamente.

Posso bere alcolici nei giardinetti?
Bere in pubblico e' permesso ma non lo fanno per educazione (anche mangiare)

C’è un quartiere famoso per i locali e la vita notturna, tipo i Navigli qui a Milano?
Anche lì i venditori di rose sono piuttosto insistenti?
Quartieri per i divertimenti ovviamente ci sono e cambiano a seconda del genere: c'e' la zona più frequentata dagli stranieri, quella per i giovanissimi, quella per i super ricchi, quella per i gay etc.
I venditori di rose non ci sono, e nemmeno i musicisti in metro o treno.

Agosto.
Anche in Giappone “esodo” e “controesodo” sono termini di uso comune nei periodi di ferie?
Durante i periodi di vacanza, 40 km di coda per uscire da Tokyo sono la norma…

Quanto costa un caffè?
Il caffè è un bene di consumo non proprio comune quindi è caro.
Non è proprio l'esempio migliore per dare il senso del costo della vita, comunque un espresso in una caffetteria media e' attorno ai 2 euro e 60, sigarette 3 e 40, un litro di latte 1 e 50, una lattina di coca un euro, un panino 2 euro e 60.
A mezzogiorno, quando i ristoranti fanno i lunch set scontati, puoi mangiare un set di zuppa, carne o pesce, riso, piccolo contorno e insalata pagando 5 o 6 euro.
10 euro per un pranzo e' considerato un prezzo alto.
L'acqua naturale è sempre gratuita.
Se c'è ressa, si aspetta il proprio turno con calma, se il ristorante è pieno ci si accomoda all'entrata dove ci sono sempre delle sedie o panchine a disposizione.

La cosa che ti manca di più dell’Italia?
Dell'Italia mi mancano gli amici, la qualità del tempo libero e delle case, i concerti, lo spazio.
Non mi manca il pressapochismo, la sciatteria con cui si gestisce il patrimonio artistico e i trasporti, gli uffici pubblici, le banche, le poste e il continuo lamento nei confronti dei politici.

Pregi e difetti dei giapponesi.
Fra i pregi direi la stoicità, il fatto che pensano prima di parlare (pochi cazzari, anche se ci sono) e quindi tendono a mantenere le promesse e a fare/parlare solo se ne sanno. Pagano le tasse, hanno un buon senso civico, rispettano la "cosa pubblica", leggono tanto e hanno buon gusto nel mangiare.
Difetti? Non sono proprio flessibili, hanno costantemente paura di commettere uno sbaglio, sono abitudinari, lenti, decisamente conservatori, hanno bisogno di essere guidati e faticano a comprendere il mondo fuori dal Giappone (ma credo che non sia un problema soltanto di questo paese)

Come ti vedono i nipponici?
Credo che ora, dopo quattro anni, inizino a considerarmi.
"Tre anni sopra una pietra". E’ un proverbio classico, come dire che ogni cosa richiede tempo e alle volte ne serve molto.
Un'altra cosa: sono abbastanza colpiti dal fatto di essere rimasto qui dopo il terremoto dell'undici marzo 2011 e l'incidente a Fukushima, al contrario di molti altri stranieri.

Come è andata in quei giorni?
Il terremoto è una questione un po' a se.
Il punto non è se ci sarà ma quando e questo i giapponesi lo sanno bene, quindi si preparano, fanno le simulazioni, costruiscono secondo certi criteri etc.
Tant'è che il sisma del 2011 in se non ha fatto danni clamorosi, è stato lo tsunami ad essere devastante.
Sono consapevoli, ma non ci pensano troppo e cercano di non farsi cogliere troppo impreparati.
Quando ci sarà la botta qui nella zona di Tokyo, allora si che saranno grossi problemi per questo paese, dato che la maggioranza delle aziende, dei magazzini e dei servizi (oltre ovviamente al governo), sono nel raggio di un centinaio di km dalla capitale.
Ero a Tokyo venerdi 11 marzo 2011 e, nonostante fossi a quasi 380 km dall'epicentro, non e' stato piacevole.
E' qualcosa di davvero grande, difficile da spiegare.
Ed è un aspetto che vivendo qui, si affronta molto spesso.

Un consiglio per chi se ne vuole andare dall’Italia.
Uno solo? Non riesco scusa.
Lontano è meglio ma non necessario.
Capire che ci sono paesi/culture dove la famiglia non è al primo posto nella scala dei valori che regola la vita e farsene una ragione.
Lo stesso risultato si può ottenere in modi molto diversi da come avviene in Italia: può sembrare giusto o sbagliato ma non importa molto, e quando giochi fuori casa e devi seguire altre regole.
Hai presente quando vedi degli stranieri in gruppo, vestiti in modo diverso, un po' inquietanti, che parlano una lingua incomprensibile e che bevono la bar all'angolo? questo sei tu all'estero, non dimenticarlo mai. Hai un sacco di cose da fare e da dimostrare e devi farlo nel modo giusto, nel modo che piace a loro.
Portarsi solo lo stretto necessario.
Stare fuori dall'Italia per almeno un'anno.
Non comportarsi da italiano ma nemmeno troppo da indigeno: in entrambi casi sarebbe patetico. Meglio una giusta via di mezzo, che fa anche molto "cool" se proprio si vuole…
A meno che non ci si trovi in un paese cristiano, il giorno di Natale si lavora.
Medicine italiane a volontà (quelle giapponesi fanno ridere, nemmeno placebo).
Non avere paura, in particolare di passare per uno che scappa o sceglie la via più facile.

Tra una settimana, la prossima intervista.
Dalla terra dell'Ikea!

49 commenti:

comativa ha detto...

grande iniziativa. imo dovresti intervistare anche uno straniero che vive in italia per lavoro.

The Passenger ha detto...

ma non è LRNZ, ma un altro Lorenzo, no? ti sei sbagliato con il sito?

Diego Cajelli ha detto...

C'è una "erre" di meno!
LNZ
:-)

The Passenger ha detto...

sono "cecato"!

Anonimo ha detto...

Che bella intervista! Complimenti a entrambi.
Vale Pucci

tokyo40hrz ha detto...

Grazie Diego, grazie anonimo.

Anonimo ha detto...

complimenti....sto post nn è divertente.....ma interessante....
thanx...

Ercole ha detto...

Se qui in Italia alle Poste lasci colla, forbici e già che ci siamo pure block notes le cartolerie fanno bancarotta! :asd:

CyberLuke ha detto...

In Giappone sono stato, ahimé, solo da turista (qui sono raccolti i miei post su quell'incredibile viaggio).
È un posto completamente diverso da questo, ma proprio a livello di "pensiero".
Impensabile per loro, ad esempio, rubare qualcosa.
Saranno state le undici di sera quando vedo fermarsi un giovanotto su una grossa motocicletta davanti un negozio, sfilarsi un costosissimo casco integrale, posarlo sulla moto ed entrare nel negozio.
Mi sono sentito subito un uomo di Neanderthal.

Fabio D'Auria ha detto...

beh basta andare verso nord fuori dall'italia per ritenere "impensabile" il furto, andando in macchina verso la germania ci siamo fermati in non ricordo quale paesino tra bolzano e innsbruck e le bici erano tutte senza catenaccio. fuori da una scuola media, 10ne di bici anche di quelle superfighe da cross, poggiate una sull'altra...

C'è da dire che 20anni fa anche qui a Reggio Emilia non legavano le bici e nel palazzo di mia zia a Rubiera si lasciavano pure le chiavi nella serratura fuori dalla porta, così se porti giù il cane (mi disse mia zia) non rischi di restare fuori.

Faccio ha detto...

Hai presente quando vedi degli stranieri in gruppo, vestiti in modo diverso, un po' inquietanti, che parlano una lingua incomprensibile e che bevono la bar all'angolo? questo sei tu all'estero, non dimenticarlo mai.

Una bella considerazione. Soprattutto vera.

S3Keno ha detto...

Capire che ci sono paesi/culture dove la famiglia non è al primo posto nella scala dei valori che regola la vita e farsene una ragione.

questa frase non l'ho capita bene... cioè, la famiglia come valore primario (per quanto mi riguarda, sicuramente MOOOLTO più del lavoro, che è "solo" lavoro) sarebbe qualcosa di sbagliato?
magari ho capito male io, sia chiaro...

Robert Reynolds ha detto...

Ciao Diè,
vorrei proporti di integrare tra le tue domande una riguardante il sistema previdenziale del paese che "ospita" i tuoi amici. Sono curioso di capire se anche lì si fanno file, prescrizioni e controprescrizioni, se per fare un esame ti devi spostare di 40 Km se lo vuoi fare entro un mese o se lo vuoi fare nel tuo paese devi aspettare 6 mesi se è "gratuito" etc, etc..

Hellboy ha detto...

@ S3Keno

Credo, ma così ho capito io, che in questo senso l'Italia è tristemente "cattolica" dove tutto ruota attorno alla famiglia tradizionalmente intesa e se tu per motivi tuoi, problemi, scelte etc... decidi di vivere al di fuori di questo schema sei considerato un paria a cui la società concede poco o nulla.
Tipo che non hai le porzioni monouso al supermercato e in campagna elettorale il leit-motiv è "aiuti alle famiglie", leggi: tu che vivi da solo muori di fame ma so cazzi tuoi.

Michele Quitadamo ha detto...

Molto bella. Sono stato in Giappone tempo fa per lavoro, ma pochissimo. Un paese molto interessante e non vedo l'ora di tornarci, almeno da turista.
Comunque ho ritrovato parecchi punti in comune con qui: evidentemente alcune cose sono tipiche dell'est

Giorgio Salati ha detto...

Intervista molto interessante!

Devo dire che non tutti apprezzano il Giappone, ho letto blog e visto video su YouTube di occidentali che si lamentano di un forte razzismo strisciante dei giapponesi (giusto qualche giorno fa la Raule aveva condiviso un link a proposito su Facebook). Tipo che dopo 10 anni che abiti lì continuano a farti esagerati e ossessivi complimenti sul fatto che sai parlare qualche parola di giapponese o usare le bacchette, o ti chiedono spesso quando torni nel tuo paese d'origine, col risultato di farti sentire sempre e comunque uno straniero.

Con questo non voglio fare il bastian contrario eh? Le interviste sono molto interessanti e le motivazioni per andarsene sono sicuramente molto valide.

Però ecco, non è che l'Italia sia tutto schifo e altrove ci sia l'Eldorado... Ho conosciuto tanta gente partita con l'idea che "là" è tutto più facile, poi dopo qualche mese tornano indietro delusi.

Giorgio Salati ha detto...

@S3keno: come dice Hellboy, il fatto non è che la famiglia all'estero è una cosa negativa, è che al contrario in Italia la famiglia è una cosa ossessivamente non solo positiva, ma incrollabilmente necessaria e se non stai appiccicato a mammà e non ti sposi e non fai dei figli, sei un diverso verso cui provare diffidenza.

Anonimo ha detto...

Sempre gente di alto livello, con professioni da sogno.
Ah, e leggevo giusto ora che in Inghilterra ad esempio, le scuole si pagano care, perchè quelle pubbliche sono a numero chiusissimo ed entrare è molto dura.
Ergo: o parti con un lavoro della madonna...o lavoricchi in posti così così e appartieni alla feccia del ceto basso immigrato, solo come un cane e con la famiglia lontana mille miglia, nel bene e nel male.
Figo a vent'anni.
Ma a quaranta?

tokyo40hrz ha detto...

@S3Keno
non penso che la famiglia come valore primario sia qualcosa di sbagliato. anzi.
la mia e' solo una constatazione riferita in particolare al giappone dove la famiglia ha un ruolo diverso.
@anonimo delle 3.43
quando sono partito non avevo il lavoro, ne in italia ne in giappone.
quello che faccio qui l'ho trovato dopo tre anni molto difficili, durante i quali spesso non lavoravo.
Non dico che sia facile.
Penso che pero', avendo la voglia e possibilita' (non solo economica), cambiare paese sia un'opzione da prendere seriamente in considerazione.
A proposito: proprio ieri, giorno della pubblicazione, ho compiuto 41 anni.
@giorgio salati hai perfettamente ragione e di lati oscuri il giappone ne ha parecchi...

S3Keno ha detto...

@Lorenzo/Tokyo (ma anche a Hellboy e Giorgio): innanzi tutto grazie per le risposte, è ovvio che non avevo afferrato il senso della frase! ;)

Dopodichè (scusa Diego se insisto) mi ricollego ai temi di Robert Reynolds quando scrive: "Vorrei proporti di integrare tra le tue domande una riguardante il sistema previdenziale"… o anche all'anonimo delle 3:43, quando scrive: "In Inghilterra ad esempio, le scuole si pagano care, perchè quelle pubbliche sono a numero chiusissimo ed entrare è molto dura"… che in fondo erano proprio i temi che anche io - quando hai intervistato Flavia - ti suggerivo di AGGIUNGERE alle tue domande quando intervisti altri italiani all'estero.

Prendiamo Londra, che ami tanto.
La mia amica Simona ci vive da più di quindici anni. Ha un normalissimo lavoro da impiegata (quindi a reddito medio), ci si è sposata, ci ha avuto un figlio (che quindi è a tutti gli effetti inglese di nascita); durate questi anni, ogni volta che torna in Italia per le vacanze ci racconta ad esempio della sua ENORME difficoltà ad "interfacciarsi" con il loro sistema scolastico, per gli anni che corrispondono al nostro nido e alla nostra materna: il servizio pubblico è garantito solo a chi è DAVVERO povero (sei sei disoccupata, se hai un reddito oggettivamente sulla soglia di povertà) ed è cmq pessimo, sia come strutture che come metodo. Altrimenti devi pagare, e sono cazzi amari. Basta che risulti "lavoratrice" e lo paghi, pure molto salato!!! Roba che per lei è un vero problema.

Tu ora sei un papà, Diego. Quando Leonardo andrà al nido e alla materna, ti accorgerai non solo che il nostro servizio pubblico su questa fascia (che sia esso comunale o statale) funziona davvero bene, ma che pagherai SOLO un bollettino mensile relativo alle mensa, peraltro proporzionale al tuo Isee.
Quando parli di un tuo possibile trasferimento a Londra (che - a differenza di prima - ora coinvolge Leonardo e le sue scuole) ti sei fatto questo genere di calcoli?

Te lo chiedo perché le prime due interviste - Flavia e Lorenzo - riguardano persone senza figli. Tanto per dire.

Diego Cajelli ha detto...

S3Keno!
Sì, infatti a chi ha figli, ho chiesto informazioni in merito.
Già dalla prossima intervista, ci saranno indicazioni su come funzionano le cose in Svezia per quanto riguarda i pargoli e il sistema sanitario.
Per quanto riguarda i calcoli che mi sono fatto per Leo, il discorso è piuttosto lungo e abbraccia diversi elementi.
Riassumendo, posso dirti che piuttosto mi ammazzo di lavoro, ma lo manderò in una scuola privata, o qui o dove sarà.
Dal mio punto di vista, sicuramente sbagliato, anti italiano, erroneo e da additare come esempio negativo, nei suoi confronti ho la responsabilità di farlo crescere nel migliore degli ambienti possibili.
Non posso educarlo alle "tipicità italiane", che vanno dall'arte di arrangiarsi alle furbizia obbligatoria per affrontare certe situazioni, perchè io stesso non sono preparato.
Io al bar, con lo scontrino in mano per il caffè, vengo servito per ultimo perchè non sono abbastanza italiano per sgomitare e passare davanti.
Questo, a cascata, si riflette su tutto e su tutto. In famiglia, per esempio, non "conosciamo qualcuno", altro elemento essenziale per avere diritto a qualcosa che altrove sarebbe normale avere. Per cui...
Per cui non avendo armi tipicamente e meravigliosamente italiche da lasciare in eredità, perchè dovrei farlo crescere qui?
Per fargli avere i miei stessi stress e problemi?
Sui miei problemi ci sto scrivendo un post. Così potrete pigliarmi per il culo abbondantemene.

Anonimo ha detto...

Attenzione solo che il privato (almeno in italia) spesso non è meglio del pubblico, anzi, ci trovi maestre sottopagate (800 euro al mese per 36 ore settimanali al nido) e conseguentemente demotivate.

Giorgio Salati ha detto...

Sono d'accordo con l'ultimo anonimo, le maestre nel privato non è che sono più brave, sono solo più accodiscendenti con i genitori perché rischiano maggiormente di essere licenziate, credo.

S3Keno ha detto...

"Riassumendo, posso dirti che piuttosto mi ammazzo di lavoro, ma lo manderò in una scuola privata, o qui o dove sarà"

Libero di fare come credi, Diego, ci mancherebbe.
Se dovesse essere all'estero - parliamo di Londra, suppongo? - sarai praticamente obbligato (quindi non è nemmeno propriamente una scelta); se dovesse invece essere l'Italia, permettimi quantomeno di non essere affatto d'accordo, anzi di aborrire l'idea!
Portando i proprio figli alle scuole private non si risolve niente (e secondo me non si insegna nemmeno niente, non fosse altro che per i compagni di classe che si ritroverà, perchè giocoforza saranno tutti figli di genitori che "io mio figlio alla scuola pubblica non ce lo mando" e la sola idea mi spaventa).

Dobbiamo credere nella sanità e nell'istruzione pubblica. Dove funziona male, dobbiamo impegnarci in prima persona a migliorarla (diventando rappresentati di classe o d'istituto, interfacciandoci con la circoscrizione, il municipio, il territorio, etc.).
Ma spesso, inaspettatamente, funziona bene.
Te lo dico per esperienza: Giulia ha frequentato un OTTIMO nido comunale e sta frequentando una materna statale dove si trova benissimo!!! :)

Fabio D'Auria ha detto...

Confermo che le "scuole dell'infanzia" pubbliche italiane sono le migliori, è in testa c'è l'Emilia, a scuola di mia figlia (reggio Emilia) quasi ogni mese c'è una delegazione estera che viene a studiare il metodo d'insegnamento, e addirittura in giro per la scandinavia ci sono delle scuole chiamate "Reggio Emilia".

Daniele ha detto...

@s3keno: ma in che zona vivi per curiosità? Io sono in Veneto e pago sui 300 euro al mese per l'asilo nido del mio pargolo. E parliamo di part-time, da lunedì a venerdì fino alle 13.00. Per il tempo pieno si parla di più di 400 euro.
L'ISEE non è alto perché in casa c'è un solo stipendio, la mia compagna è disoccupata da due anni e prima ha sempre avuto lavori precari.
E ci possiamo dire fortunati ad aver trovato posto all'asilo perché ci sono le liste di ammissione e anche se ci siamo attivati circa un anno prima abbiamo rischiato di essere esclusi, è saltato fuori il posto solo perché un altro ha rinunciato.

@Diego: questa cosa delle interviste è un'iniziativa interessante, le leggo volentieri! Mi hai fatto ricordare di questo sito che avevo trovato per caso anni fa e che potrebbe essere utile a che vuole partire:

http://nuke.mollotutto.com/

Google poi mi dice che forse anche scappo.it è di quel genere.

Daniele ha detto...

@Lorenzo da Tokyo:
Cosa intendi di preciso quando scrivi "Faccio il fotografo per un'azienda italiana: non mi lamento, però lo trovo abbastanza indicativo sul come girano le cose in Italia."?
Nel senso che per lavorare per un'azienda italiana hai dovuto cercare lavoro in Giappone e andare a vivere là?

Marco Bertoli ha detto...

Ti prego, chiariscimi un dubbio una volta per tutte: gli alcolici bevuti nei giardinetti sono forse più buoni di quelli bevuti a casa o al bar?

E ancora: in Italia è diventato proibito bere alcolici nei giardinetti? Chiedo, perché davvero lo ignoro. A me pare di averlo visto fare anche recentissimamente (e di sicuro, in prossimità di molti giardinetti, qui a Milano, devo fare attenzione a non posare i piedi su cocci di bottiglia).

Anonimo ha detto...

Noi anche se ci ammazziamo di lavoro nostro figlio a scuola privata non riusciamo a mandarcelo comunque.
E poi la scuola la fa il singolo individuo più spesso di quanto si pensi. ho avuto a che fare con ottimi insegnanti nel pubblico e sentito di pessimi nel privato.
La realtà, la città, il quartiere, spesso fanno molto.
Noi viviamo in una piccola città e da questo punto di vista la realtà è ottima: buone scuole poco affollate, anche se asili nido tra i più cari d'Italia (e infatti nada, conviene stare a casa!)

Diego Cajelli ha detto...

@Marco Bertoli
Eh. Appunto.
La mia domanda è volta a capire se posso andare ai giardinetti a leggere un libro in santa pace senza dover bonificare l'area e quante possibilità ci sono che uno ubriaco venga a "farmi perdere tempo".

In termini generali sulla scuola:

A me il concetto che ne valga la pena per il "singolo insegnante" e che per far andare bene le cose io debba fare il rappresentante di classe mi AGGHIACCIA.
LO TROVO AGGHIACCIANTE, al punto da scriverlo in maiuscolo.
Ma, ripeto, tutto questo mi sta facendo capire che sono io quello sbagliato.
Mi illudo, da pirla, che ci siano altri posti dove a mio figlio viene data una buona istruzione a prescindere.
Però, again, se per voi così è normale, se per voi si fa così e si deve fare così perchè sì, io sto prendendo la vita dal lato sbagliato.
Ma di brutto.

S3Keno ha detto...

@Daniele:
vivo a Roma, una città troppo grande e diversificata da poter essere presa come campione. Non a caso - probabilmente lo sai - è suddivisa in 20 Municipi. E devo ammettere che il mio, cioè il Decimo, cioè l'appio-tuscolano, eccelle per quanto riguarda il verde, la cultura e l'istruzione (sarà perché - nonostante Alemanno - il X Municipio è rimasto e rimane una roccaforte della sinistra e della giunta di Sandro Medici?). Insomma, da questo punto di vista sono stato fortunato: ci sono tanti nidi e tante materne (ma anche elementari e licei) e - per inciso - pago 42 euro al mese per un tempo pieno, cioè lunedi-venerdi fino alle 16:15.

S3Keno ha detto...

@Diego:
Guarda, Diego… te lo dico nella massima tranquillità possibile, perché non sono certo venuto qui a casa tua a crear polemiche (quindi FERMAMI quando vuoi)… ma il punto è che secondo me stai prendendo il discorso dal lato sbagliato, non la vita.

Nessuno ti dice che DEVI fare il rappresentante di classe per cambiare le cose (io mica lo sono, per dire) ma che è un modo ATTIVO di farlo se non ti stanno bene, un modo di vivere/partecipare attivamente alla vita sociale e alle sue infrastrutture, esattamente come chi fa attivismo (fosse anche politico) e/o volontariato territoriale, nel proprio quartiere. Che poi non a caso si chiama PARTECIPAZIONE... ne parlava pure Gaber ;)

Allora tu lo trovi agghiacciante e lo scrivi pure in maiuscolo?
Perché detta così, sembri - ripeto: SEMBRI - uno che vuole che funzioni tutto alla perfezione ma senza essere disposto a fare niente. Mentre anche alla base della cultura anglosassone che tanto ammiri, c'era un certo Presidente degli Stati Uniti che diceva: "Non chiedere quello che il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese"… ricordi? Ma so bene che una frase ad effetto come questa è troppo facile. Perdonami ;)

Ma quando scrivi cose come "Mi illudo che ci siano altri posti dove a mio figlio viene data una buona istruzione a prescindere" credi davvero che questi posti siano le scuole private?
Magari anche si, ma "la buona istruzione" - così come l'educazione, il rispetto, la cultura, etc. - dovrai essere proprio tu a dargliela per primo, come esempio e come modello. E sei davvero così sicuro che i bambini e i ragazzi che escono dalla scuole private abbiano istruzioni migliori di coloro che escono dalle pubbliche?
Quanto invece conterà l'ambiente che li circonda?
Oltre all'istruzione, quanto potrà influire sulla loro educazione e il loro senso del rispetto il fatto di formarsi in un ambiente che nella maggior parte dei casi sarà formato da bambini viziati, figli di papà, genitori snob e clubbini privati?

E cmq, per finire, il concetto del "singolo insegnante" vale dovunque.
Nel bene e nel male. Ma dovunque.

Mi fermo qui.

Anonimo ha detto...

e poi dicono di Roma maleducata...... ma in che cazzo di bar vai a prendere i tuoi caffè? io ce vado tutte le mattine, il primo al bar sotto casa, il secondo al bar sotto l'ufficio, e non sgomito mai dico mai per prendermelo!!!!!! entro, vado al bancone senza passare avanti a nessuno, senza essere passato avanti da nessuno, bevo il mio caffè, passo alla cassa, pago e esco. senza litigare con nessuno.

Anonimo ha detto...

No, non sei sbagliato.
Sei un privilegiato, uno che fa quello semplice e poi ha il programma in tv.
Uno che conosce la gente giusta, magari non di famiglia, ma alla fine sei nell'ambiente che volevi, e lì sei uno che conta.
Vai a Londra, o dove vuoi?
Fai benone. Perchè magari potrai continuare a lavorare da la' con l'Italia, perchè sei un professionista conosciuto, perchè prendere aerei e fare su e giù e magari mantenere pure la seconda casa a Milano per te non è un problema.
Il tipo di cui hai postato l'intervista ha fotografato fior di vip, è uno che ce l'ha fatta.
Idem la ragazza che sta a Berlino.
Uso il tuo maiuscolo: NON SONO ESEMPI REALI. Agghiacciati pure.
Io ho un marito bravissimo nel suo lavoro che stava facendo carriera e invece ha preso una pedata nel sedere e si ritrova con lo stipendio e le mansioni di 7 anni fa, e perfortuna perchè almeno il mutuo è pagato. Poche conoscenze, solo prese per i fondelli e colleghi che se ne fregano delle vessazioni e delle ingiustizie perchè stanno bene di famiglia e magari proprio per questo hanno rotto meno le scatole (che lui ha rotto per amore di quella pubblica e giusta indignazione che ti ha portato a fare certe riflessioni) e si son trovati pure meno penalizzati. Ciononostante, almeno qua siamo una famiglia normale, come tante. Magari se avessi il coraggio di cambiare paese le cose andrebbero meglio invece...chissà.
Ma mi pare che tu ti stia erigendo a maestrino bizzoso (forse con la buona dose di adrenalina derivata dalla voglia di dare un futuro migliore al tuo piccolo) dimenticando che, comunque, tu sei un privilegiato. Magari non lo eri di partenza, ma lo sei ora.
Noi purtroppo, e molta gente, lavorativamente parlando abbiamo combinato poco, per tutta una serie di fattori (non te la faccio lunga ma nel mio caso mi do'quasi interamente la colpa, mio marito invece è sfortunato e basta e non raccoglie ciò che ha seminato con tanto impegno, come troppi purtroppo) tu, per merito e fortuna tua, sì.
Quindi per cortesia, vai dove vuoi, fai benissimo.
Ma non infierire perchè se io di base a mio figlio non potrò offrire certe opportunità, lasciami almeno sperare nel fatto che sempre con un po'di fortuna non sarà penalizzato per questo.
C'è poco da essere agghiacciati.
Ma forse tu non sai cosa vuol dire non arrivare a fine mese, con nessuno che può aiutarti...come non lo sanno i protagonisti delle tue interviste che vivono nelle città fighe e fanno i lavori fighi.
Io non so come si salva - o si migliora- l'Italia.
Ma certo non così!
Il sazio non crede al digiuno, sante parole!

Anonimo ha detto...

"Ma quando scrivi cose come "Mi illudo che ci siano altri posti dove a mio figlio viene data una buona istruzione a prescindere" credi davvero che questi posti siano le scuole private?
Magari anche si, ma "la buona istruzione" - così come l'educazione, il rispetto, la cultura, etc. - dovrai essere proprio tu a dargliela per primo, come esempio e come modello. E sei davvero così sicuro che i bambini e i ragazzi che escono dalla scuole private abbiano istruzioni migliori di coloro che escono dalle pubbliche?
Quanto invece conterà l'ambiente che li circonda?
Oltre all'istruzione, quanto potrà influire sulla loro educazione e il loro senso del rispetto il fatto di formarsi in un ambiente che nella maggior parte dei casi sarà formato da bambini viziati, figli di papà, genitori snob e clubbini privati?

E cmq, per finire, il concetto del "singolo insegnante" vale dovunque.
Nel bene e nel male. Ma dovunque."

SKeno...esattamente ciò che intendevo!
D'accordissimo con te.
I figli di papà mi fanno più paura di certi bulletti di periferia.

Diego Cajelli ha detto...

@Anonima 1:59
Per cui, ricapitolo usando le tue stesse parole:
In questo Paese fare un lavoro che non sia il manovale, essere pagati a fine mese, fare un minimo di carriera, non è "reale" ed è una roba da privilegiati.
Fantastico.

@S3Keno
Mi becchi in un momento fortemente post-ideologico e a-idealistico, ma il tuo ragionamento l'ho seguito.
Dunque ti rispondo: a maggior ragione!
I valori che tenterò di trasmettere a mio figlio non sono condivisi dalla maggioranza dei miei compatrioti.
Prevedo che sarà una situazione del tipo:
- ma papà, perchè tu mi hai sempre detto di non fare così, e invece quello lo fa?
(indicando dal presidente del consiglio in giù)
Però, siccome non si può e non sta bene, e DEVO rimanere in Italia. Lo mando alla scuola pubblica, sperando di avere la fortuna di beccare il singolo professore per cui ne vale la pena, e se così non è posso sempre cambiare lavoro, e impegnarmi nel sociale diventando prima rappresentate di classe e poi il gran duca conte di una onlus.
Però ascolterò Gaber.
Ma seriamente?

Però mi piace il tuo riferimento al discorso di JFK, ma anche in quel caso...
Si riferiva a "quello che posso fare per il mio paese" DI CONCRETO.
Non in termini di fanta-faremo-dovremo-potremo.
Che cosa significa, oggi, a Milano, per esempio?
Significa che la cosa utile per il mio paese io oggi NON la posso fare perchè da normale cittadino non posso, per esempio, imporre l'applicazione delle leggi esistenti a chi non le rispetta.
Ma giusto per dirne una, eh...

Michele Medda ha detto...

Diego, siamo lontani, purtroppo, ma ti inviterei a prendere un caffè nel bar sotto casa. Qui nessuno sgomita!

Marco Bertoli ha detto...

La mia domanda è volta a capire se posso andare ai giardinetti a leggere un libro in santa pace senza dover bonificare l'area e quante possibilità ci sono che uno ubriaco venga a "farmi perdere tempo".

Chiaro! Avevo capito a rovescio, grazie.

Anonimo ha detto...

No, fai bene, ripeto, se hai certe opportunità.
Solo non dimenticare che certe opportunità non tutti le hanno, e loro malgrado.
E sì, nel mio singolo caso, guardando al mio ortiicello, fare carriera e soldi ed avere un posto che corrisponda alle proprie capacità in questo paese è roba da privilegiati.
Singolo caso il mio? Non credo. Roba da "guardo solo al mio orticello"? Può darsi. Mi compiango e invece non abbiamo fatto ciò che potevamo per averlo? Può darsi ancora.
La fortuna però conta sempre, qui come altrove.
E i protagonisti delle tue interviste non hanno semplici carriere buone o discrete...sono al top nelle loro rispettive professioni, già singolari di per sé. Come te del resto. Non siete esempi nella media delle persone. Tra il manovale e voi ci sono infinite variabili! Non cadere nell'errore di dimenticarlo.

gedo ha detto...

Diego, non voglio polemizzare ma guarda che almeno a Milano il livello MEDIO delle scuole private è molto inferiore rispetto a quelle pubbliche.
Sul serio, chi ha frequentato medie / superiori private ha grosse lacune . Me ne sono accorto avendoci a che fare come compagni di superiori e università o faccendogli ripetizioni.
Guarda che in Italia mandando tuo figlio a una scuola privata paghi per non farlo bocciare e non per fargli avere più opportunità culturali. Le scuole di eccellenza sono altre (ad esempio i licei comunali..).
Sulle scuole per l'infanzia invece non ho elementi diretti per parlare.

gedo

S3Keno ha detto...

Se uno dei nostri figli ci chiederà: "Ma papà, perchè tu mi hai sempre detto di non fare così e invece quello lo fa?"
Potremo rispondere loro: "Perché sbaglia!"
Dopodichè, di volta in volta, dovremo spiegargli se è sbagliato perché illegale, perché immorale, perché disonesto, perché maleducato, perché volgare, etc.
Nessuno ha mai detto che educare sarebbe stato facile, o poco impegnativo.
Tanto più in un mondo e in una società che sembrano voler insegnare l'esatto contrario dei valori in cui crediamo e/o del modo in cui ci comportiamo.
Ma non esistono trucchi o scorciatoie.
Se certi nostri valori e certi nostri modelli comportamentali possono davvero essere un esempio (e dico "se" perché altrimenti non c'è niente di peggio di un genitore che predica bene e razzola male) allora - nonostante sia faticoso e molto impegnativo - suddetta educazione è qualcosa che non possiamo avere l'illusione di poter delegare ad altri!
Non conterà la scuola in cui li faremo formare.
Non conterà il Paese in cui li faremo crescere.

Due parole invece sull'impegno sociale e/o il volontariato, al di là del tuo sarcasmo sul tema.
Perché seriamente - si, seriamente! - non sono mai attitudini da vivere come qualcosa che DEVE essere fatta (anche se sbagli a pensare che non siano cose CONCRETE, che poi influiscono realmente sul nostro vivere quotidiano).
Puoi decidere di dedicare una parte del tuo tempo e/o dei tuoi talenti al prossimo perché in fondo la vita è stata generosa con te, e SENTI di voler ricambiare in qualche modo, facendo qualcosa anche per gli altri. Puoi decidere di farlo per migliorare la tua condizione, quindi in fondo per te stesso ma - di riflesso - migliorandola anche a chi ti sta intorno. Oppure decidere di farti semplicemente i cazzi tuoi, vivendo ugualmente bene (in questo caso però non dovresti lamentarti di tutto ciò che non ti sta bene o che non ti piace). Non ci sono vincitori nè vinti. Non ci sono torti o ragioni. E' qualcosa che nasce da te, che senti da dentro. Punto e basta.

Alla fine della fiera, non devo convincerti di niente.
Però, permettimi una semplice curiosità (non fosse altro che per capire a che risultati ha portato)… tu hai fatto le scuole pubbliche o le private?

Michele Medda ha detto...

Crack! Rumore di lancia spezzata a favore del nido comunale pubblico, per esperienza diretta (positiva).

Diego Cajelli ha detto...

@S3Keno
Pubbliche!
A parte poi i settantadueanni in uno per prendere un diploma di perito attaccafili mai utilizzato.
Comunque.
Ci ho pensato a lungo. Tanto. E alla fine ho raggiunto questa conclusione:
Leo andrà dove andrà, ma si porterà dietro le "armi" che gli darò io.

S3Keno ha detto...

ESATTO :)

Hellboy ha detto...

Ero scettico ma devo dire che con la ormai probabile vittoria di Berlusconi (grazie alle strategie suicide della sinistra che sempre regala momenti epici) le interviste di Diego diventano ancora più interessanti. Da leggere mentre si prepara la valigia.

Anonimo ha detto...

mi rivolgo all'anonimia che chiude con il sazio non crede al digiuno…… per dirle che ha perfettamente ragione nel dire che cajelli è un privilegiato che non si rende conto di quanto la stia facendo facile ipotizzare un trasferimento all'estero con tutta la famiglia, armi e bagagli…… non solo per il lavoro che fa, che in pratica se lo porta appresso (mentre noi dovremmo cercarne uno nuovo, per fare cosa? i camerieri?) ma sono quasi certo anche per una serie di altri benefici che non hanno tutti i comuni mortali…… un esempio? magari una casa a milano regalata da mami e papi? quindi senza mutuo? che quindi, se te ne vai a vivere all'estero, puoi affittare e diventa anche lei ulteriore fonte di guadagno, visto che con quell'affitto non ci devi coprire il mutuo ma qella mensilità ti raggiunge pulita pulita sul conto corrente ovunque tu sia?

Daniele ha detto...

@ Anomimi vari

Mi permetto di dirvi un paio di cose:

1- a fare i conti in tasca agli altri si rischia di sparare una caterva di cazzate. Che ne sapete delle situazioni altrui? E' facile sputare veleno per sfogare la propria frustrazione ma non porta nient'altro che negatività. Tempo ed energia sprecati a cercare di far del male agli altri: davvero non trovate niente di meglio da dire o da fare?

2- sarebbe quantomeno educato firmare i propri messaggi, foss'anche solo col nome per chi non è registrato in questo sistema: è un modo per dare valore a quel che si scrive e una forma di rispetto verso chi ci ospita in questo blog e verso chi si prende la briga di leggere e commentare gli interventi altrui.

Diego Cajelli ha detto...

@Anonimo 12:31
Brutto fare i camerieri, eh?
Grazie, credo sia la prima volta che vedo arrivare uno a fare la morale classista.
Comunque sia, notevole anche il fatto che una tua ipotesi non supportata da fatti diventi una realtà oggettiva.
Mi dispiace, ma ho anche io un mutuo sulle spalle, e comunque non sarebbero cazzi tuoi, se mi permetti il francesismo.
Mi piace moltissimo anche il modo di affrontare il problema e la realtà, ovvero: se io faccio quello faccio sono in torto io perchè sono un privilegiato, e non è colpa del sistema sociale in cui vivi se tu non ci riesci.
Pace.
E poi, scusa, sono io che me ne voglio andare, non obbligo mica nessuno a seguirmi.

Cri ha detto...

@anonimo: l'affitto sul conto pulito pulito te lo sei sognato tu! Se sei una persona per bene, come immagino tu sia, il contratto lo registri e ci paghi almeno il 20% di tasse. Poi ci paghi l'IMU e a seconda che sia o meno un contratto concordato rischi di beccarti un'aliquota ai livelli massimi. Poi ci paghi anche tutte le spese di condominio che non sono ordinaria amministrazione e magari anche un'assicurazione sull'immobile che non si sa mai.
Mi spiace ma il mio concetto di pulito pulito e' leggermente diverso.