mercoledì, luglio 04, 2012

Le parole che odio, reprise.



Tanto tempo fa, su un Diegozilla lontano lontano, avevo parlato delle parole che più detesto della lingua corrente. Se non ti ricordi clicca qui che torni a quel post del 2008.
Il mio odio per quelle parole è immutato, ma è tempo di fare due aggiunte.


Meritocrazia.
Parola usata del tutto a sproposito in una marea di discussioni, in rete e non.
In origine il termine identifica: “un sistema di distribuzione di riconoscimenti e compensi basato esclusivamente sui meriti individuali”.
(Sorvolo sul fatto che la parola venne creata nel 1958 e che in origine aveva un significato negativo)
Oggi “Meritocrazia” viene intesa, grazie ad un arzigogolato processo retorico, non più come un’azione legittima legata al valore del merito, ma come una sorta di imposizione dovuta, indipendente dal merito effettivo, in virtù del fatto che Tizio non occupa il posto che vorrebbe occupare.
Dato che per identificare un valore di merito è necessaria una figura sopra le parti, nel favoloso mondo dove è la soggettività a farla da padrone, io autodefinisco il mio merito, e a priori non riconosco alcun merito nell’altrui.
La conseguenza è semplice: Devo esserci io lì e tu no, perché? perchè no, perché vogliamo la meritocrazia.
In sostanza, la parola oggi assume un significato molto simile al “6 politico” di alcuni anni fa, o del “un po’ a te, un po’ a me”, e in un modo tanto favoloso quanto paradossale, si svincola dall’effettiva presenza di un valore o di un merito in chi invoca la meritocrazia.

Confessionale.
Io i cattolici non li capisco proprio. Sono pronti a fare il diavolo a quattro su questioni legate ad alcuni diritti individuali, diritti ovvi per una società civile, ma lasciano che un sacramento fondamentale per la loro religione venga usato nel linguaggio comune per indicare la più becera pratica del modo più becero di fare televisione.
Io, pur non essendo cattolico, provo un senso di estremo fastidio ogni volta che un reality a caso sento dire: e ora andiamo al confessionale.

1 commento:

uqbal ha detto...

Io sono uno che con la meritocrazia se la mena molto. Semplicemente credo che a fare il chirurgo ci debba andare uno cui non tremano le mani, a fare l'architetto uno bravo con la matematica, a fare il pittore uno bravo con i colori.
A me sembra una grande banalità, e mi sembra del tutto gratuito presumere che uno che crede nella meritocrazia debba per forza essere un egocentrico egolatrico che non riconosce il merito altrui o che pensa di essere il più bravo del mondo.
Posso concedere questo: uno bravo che sa di valere facilmente chiederà che gli venga riconosciuto, una mezza calzetta difficilmente accetterà di essere valutato, perché sa che sarebbe riconosciuto per mezza calzetta.
Poi ci saranno anche i vanagloriosi che si credono chissà chi, ma forse allora un po' di contatto con la realtà potrebbe fargli bene...